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Esplorare il MART via Telegram, il BOT ci prende la mano

marzo 24, 2017 | By | 2 Comments

Varie vicissitudini mi hanno spinto a scaricare il famigerato Telegram: “non condividono i tuoi dati con Facebook!” (va beh, ormai…), “puoi creare i BOT!” (conoscendo solo i Buoni del Tesoro, ho avuto un impeto di finanza creativa, subito spento dalla dura realtà, le sigle ingannano), “ci sono sticker divertentissimi!” (ecco, questo è un vantaggio innegabile e indispensabile rispetto a What’s app e simili).


Credits: https://narcisamarchioro.wordpress.com/mart/

Poco tempo dopo aver iniziato a tempestare gli amici con sticker di Putin e Gianni Morandi, ho letto per caso che il Mart di Trento e Rovereto (indicato come “il museo più influente d’Italia” da Klout Score) aveva creato un BOT per favorire la visita del museo, ed

“esplorare alcuni luoghi meno conosciuti, […] osservare le caratteristiche dell’architettura, scoprire curiosità e i contenuti generali delle mostre” – Martmseumbot

E così ho pensato di mettere in atto un esperimento tanto dadaista quanto intriso di UX: utilizzare il BOT a distanza, dalla mia scrivania di pino IKEA per vedere l’effetto che fa. Ecco cosa è successo.

Con un linguaggio molto familiare e amichevole il BOT accompagna il visitatore dentro e fuori il museo, suggerendogli percorsi, curiosità, approfondimenti. Mi ha ricordato molto quei libri di cui andavo matta da piccola, che ti permettevano di scegliere come proseguire con la storia proponendo vari finali basati sulle tue scelte nelle pagine precedenti. Mutatis mutandis, probabilmente il pensiero di chi ha sviluppato il BOT era proprio questo, trasformare la visita in un percorso ludico e invogliare il visitatore medio ad andare oltre il tracciato (ovviamente, con tutti i limiti del caso). Devo ammettere che l’esperienza ha funzionato molto bene anche dalla mia scrivania, l’applicazione è veloce, sintetica, corredata di foto, gif e brevissimi video.

MartBot - telegram BOT

Molto accurata è la descrizione dell’esterno dell’edificio, area che in effetti si tende a ignorare quando si arriva a un museo, sia perché si è curiosi di scoprire cosa c’è all’interno sia (e questo è il caso di mio fratello) perché “già sono stato trascinato in questo posto, figurati se ho voglia di vedere anche cosa c’è fuori. Muoviamoci che poi a cena ci sono i canederli”. Periodicamente compaiono le opzioni “dimmi di più” e “sorprendimi” che ampliano i contenuti proposti con curiosità, link, approfondimenti legati non solo al Mart ma anche a progetti di collaborazione tra il museo e altre istituzioni (vedi Verbo Visuale Virtuale), e attività promosse dalla città di Rovereto. Piccola osservazione, dopo un po’ i contenuti si ripetono (ma come potrebbe essere diversamente?).

MartBot - telegram BOT

Il BOT è anche piacevolmente ironico, o forse dovrei dire “inquietantemente” (urgh, Calvino abbi pietà di me) ironico. Quando è il momento di descrivere le collezioni e i fondi del MART, il BOT propone l’opzione “anche online?” che se cliccata produce la risposta “Beh, ovvio!” che mi ha fatto scoppiare a ridere, per rendermi poi conto che stavo ridendo con un BOT…

Il percorso all’interno è complesso, articolato ma è ben guidato dal BOT che sempre pone al visitatore la possibilità di approfondire, proseguire e a un certo punto compare anche l’opzione “non ho più tempo”, che porta la visita alla conclusione. Con il proseguire dell’esplorazione nell’edificio, tuttavia, si ha la sensazione che anche il BOT sia stanco, e che offra contenuti meno approfonditi. Ottimo il suggerimento, all’interno di una opzione “sorprendimi”, della possibilità di fotografare tutto l’ambiente del MART (veniamo da una tradizione di musei in cui non è fotografabile nemmeno il wc), e ovviamente l’esortazione a condividere le foto sui social con l’hashtag #MartMuseum. In conclusione, ho trovato questo BOT più dinamico, coinvolgente e informativo rispetto ai tour 3D di musei e siti archeologici che andavano di moda qualche anno fa. Ma…

Alcune osservazioni sono d’obbligo. Prima di tutto, chissà se chi ha sviluppato Martmuseumbot ha pensato all’utilizzo che ne ho fatto io, ovvero in remoto. Ho pensato spesso a questa possibilità, e devo ammettere che anche se questa ipotesi non è specificata, il servizio funziona comunque benissimo. Anche troppo! Da casa ero molto incuriosita e non ho esitato a cliccare più volte su “dimmi di più” e “sorprendimi”, a volte perdendomi nei contenuti ma tornando facilmente sui miei passi scorrendo la chat del BOT. Ma se fossi stata davvero nel museo? Sarei stata altrettanto tentata dai contenuti aggiuntivi oppure, dopo un po’, mi sarei sentita sopraffatta? Un aspetto è da tenere sempre in considerazione è la “bounded rationality”: l’essere umano, quando è bombardato da molte possibilità tende a semplificare le scelte disponibili. Io che ero comodamente seduta alla mia scrivania ero ben contenta di approfondire contenuti, ascoltare interviste, cliccare sul link per scoprire progetti paralleli. Per questo, in remoto ero un po’ delusa dalla progressiva riduzione delle informazioni collaterali man mano che l’esplorazione proseguiva, ma probabilmente se avessi provato il BOT in loco sarei stata felice di vedere “ridotte” le mie possibilità di approfondimento. E mi sono chiesta, questa progressiva riduzione è voluta oppure no? In ogni caso, il rischio è di creare un museo digitale all’interno di un museo reale, e di generare un esercito di visitatori che invece di alzare lo sguardo per ammirare l’architettura di Mario Botta lo tengono fisso sullo schermo dello smartphone per “saperne di più”.

Giuseppe Penone, Spazio di luce, 2008
Credits: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/penone-al-mart-di-rovereto

Altro punto che emerge di tanto in tanto è il linguaggio specifico: “percorri il matroneo e arriva al mezzanino”. Ecco, a questo punto mio fratello avrebbe decisamente abbandonato l’esplorazione in favore dei canederli. Anche in questo caso, un avvertimento: non propendo per la semplificazione del linguaggio, quanto per il consapevole utilizzo. Ottimo usare vocaboli come “matroneo” e “mezzanino”, ma vanno spiegati, soprattutto in uno strumento che si pone l’obiettivo di approfondire!

In conclusione, una riflessione sul contesto, o meglio sull’ecosistema. Tutti i progetti che utilizzano tecnologie come BOT e simili sono imprevedibili e liquidi; spesso l’utilizzo che se ne può fare esce dal seminato e dal motivo originale per cui la tecnologia è stata creata. Per questo motivo, in fase di progettazione, è bene prendere in considerazione quante più ipotesi possibili. E se si creasse un BOT che propone due strade di esplorazione del museo, da casa oppure in loco? Due percorsi diversi, più o meno approfonditi e ricchi. Inoltre, in una o due occasioni l’attuale Martmuseumbot propone link esterni che rinviano a contenuti audio sì interessanti, ma che sarebbe quantomeno maleducato ascoltare in un museo senza l’utilizzo di cuffie ed auricolari. Tuttavia il BOT non ricorda né consiglia di indossarli.

Questo è ciò che intendo per “ecosistema”; pensare ogni volta in modo ampio, e creare contenuti che funzionano in sé ma anche in relazione all’ambiente circostante. Sul sito del MART è ben difficile scoprire l’esistenza del BOT (se si esclude la piccola iconcina di Telegram in basso a destra, nell’area dedicata ai social, un link nell’area “Visite e Laboratori” e l’articolo dedicato al lancio di Martmuseumbot). Perché non ipotizzare un banner in homepage, o quantomeno nell’area “Visite”?
Il progetto è ottimo e, come abbiamo visto, funziona bene! Lo stesso sito del MART non è mobile friendly e ha una navigabilità un po’ faticosa. Al termine della visita il BOT propone di restare in contatto via newsletter, cliccando sul link si apre un infinito modulo che farebbe la felicità di un burocrate russo, meno la felicità di un visitatore medio che intende ricevere future informazioni dal MART ma non per questo è disposto a fornire accurati dati personali.

Il passo successivo per rendere tutto questo ancora più utile e armonioso è creare coerenza attraverso un’architettura invisibile di informazioni; individuare cosa funziona e collegarlo al resto, in questo modo aggiornando tutti gli aspetti (sito, applicazioni, esperienza in loco). Un’architettura dell’informazione pervasiva, in grado di unire consapevolmente più aspetti, di creare percorsi e di far circolare le informazioni in un sistema complesso per chi lo progetta, ma semplice per chi lo fruisce.

Comments

  1. Grazie della recensione al nostro BOT, ricca di suggerimenti utili e spunti di riflessione che ci aiuteranno sicuramente a migliorare il percorso di visita virtuale (e non) al nostro museo.
    Abbiamo in programma una nuova progettazione del sito e una totale revisione del modulo per l’iscrizione alla newsletter, al fine di migliorare l’usabilità di questi strumenti di comunicazione.

    • Paolo Montevecchi

      Siamo felici che le nostre riflessioni possano esservi utili. Il tema dei musei è vicino ai nostri interessi sia professionali che privati, ci piacerebbe rimanere in contatto e seguire i vostri sviluppi. Ci proponiamo come ‘cavie’ per un esperimento sul campo (adoriamo i canederli).

      /paolo

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