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Archetipi della mobilità ferroviaria ovvero “come ti faccio le personas anche sul treno”

aprile 3, 2017 | By | No Comments

Quando ho iniziato a lavorare per Etnograph di due cose ero sicura; che avrei dovuto imparare un nuovo modo di lavorare e che avrei imparato a conoscere aspetti diversi di Bologna, tipo che esiste l’alba anche qui, che c’è vita prima delle nove e che quando vai in Centrale, qualsiasi treno tu prenda, sarà comunque pieno di persone, in generale, molto più sveglie e sorridenti di te.

Ho sempre amato viaggiare in treno, il paesaggio che ti scorre accanto, il cielo che muta colore pian piano, la possibilità di perdersi nei discorsi degli altri. Questo prima di diventare pendolare, di imparare a sciorinare l’ordine delle stazioni in senso diretto ed inverso, di studiare strategie per prendere il posto singolo accanto al finestrino. Quello con la presa. Si, quello che vuoi anche tu ma se sali alle 7.35 sul Piacenza-Ancona hai perso in partenza, bello.

Quindi eccomi qui, ogni mattina, sul Regionale Veloce diretto a Cesena armata di cuffie e strategie belliche per guadagnare il posto migliore. O il vicino meno molesto.
Lo ammetto, ho il mio tallone d’achille ferroviario; quel vicino di posto che respira il tuo ossigeno ed occupa il tuo spazio vitale in vari modi. Tutti sgraditi.


Io, nel passaggio da “non sapevo di essere al mondo” alla sopravvivenza filotranviaria

E così dopo qualche mese di pendolarismo, in un giorno di ritardi ferroviari ho avuto un’illuminazione: il vicino molesto non è un individuo vero e proprio ma un insieme di comportamenti, abitudini ed atteggiamenti sociali. Una specie di archetipo di junghiana memoria, un prototipo umano di atteggiamenti ed idee con bisogni ben definiti (uno su tutti testare la vostra pazienza) e caratteristiche comuni. Non una persona media, nata dal livellamento di individui diversi ma una “sintesi” delle tipologie di scocciatori che ogni giorno si tuffano con inconsapevole entusiasmo nel nostro spazio vitale. E se Jung li chiamava archetipi, la UX li definisce personas.

Andrea Resmini - Personas già nel 1989

@resmini che su Twitter ci anticipa di circa vent’anni

Le personas, come sintetizza Maria Cristina Lavazza sono state teorizzate da Alan Cooper nel 1995, come “descrizioni di individui verosimili, veri e propri modelli di comportamento umano”.
In realtà, già negli anni 80, gli architetti ed altri professionisti della pianificazione utilizzavano tipologie caratteriali definite con attitudini e bisogni da soddisfare come punto di partenza per le scelte progettuali.

Più in generale; le personas sono descritte come persone reali (con nome, sesso età definite dalla ricerca contestuale), sono usate per promuovere conoscenza condivisa e empatia (tutti possiamo averle incontrate almeno una volta),sono protagoniste delle storie per valutare le prospettive future e devono rimanere aderenti alla realtà e ai dati concreti.
Insomma sono un catalogo umano più o meno dettagliato, a cui attingere per ipotizzare scenari e storie, utilissime anche quando volete raccontare alla vostra coinquilina di “quel tipo che ho incontrato in treno”.

Ci sono diversi modi di sintetizzare le personas; alcuni elementi sono necessari (ad esempio un nome ed una frase riassuntiva del loro punto di vista) altri sono consigliati sulla base del contesto o dell’obiettivo per cui le stiamo elaborando (ad esempio i punti di forza o le paure).
E se le personas ci aiutano ogni giorno, ad identificare i bisogni degli utenti con cui lavoriamo, per stabilire i limiti entro cui operare perché non chiedere loro di soccorrerci in quell’ esperienza apparentemente senza senso chiamata vita quotidiana?

Ecco quindi le personas su rotaia, archetipi della mobilità ferroviaria. E se uno non l’avete mai incontrato… è perché siete voi.

Il semiaddormentato

Generalmente è un uomo, le donne impiegano il tempo in treno a leggere, lavorare, parlare al telefono o truccarsi.
Età compresa tra i 25 e i 40 massimo, forse ne ha 70 ma non lo chiamano “sonno di bellezza” per caso eh.
LUI DORME (maiuscolo non casuale). Per quanto uno urli, lo scuota, lo chiami lui non ti risponderà. MAI.

Vantaggi: beh, che tu abbia 4 gemelli in età prescolare o un segreto scottante da condividere con la tua compagna di viaggio lui non interferirà, girandosi perlopiù dall’altra parte se proprio i decibel raggiungono livelli da concertone.

Svantaggi: è imprevedibile. Potrebbe iniziare ad agitarsi nel sonno (da non sottovalutare le braccia a pala eolica e ve lo dico per esperienza personale) o a stendersi per bene nel lettone. Ma quello non è il lettone, è il vostro ormai ex posto.

Punti di forza: Non usa le prese, ti lascia gestire autonomamente il finestrino, l’aria condizionata e la tendina.

Debolezze: nessuna, non sa nemmeno di essere al mondo. Di solito non fa incubi quindi deve avere una vita molto tranquilla.

Citazioni: “…”

La volpe d’argento

Quasi sempre donna (forse perché più longeva – in media – del sesso opposto, forse perché più interessata a varcare i confini della poltrona/orto casalinghi) ha un’età variabile, di sicuro dai 70 in su.
In preda all’ansia ti individuerà nella folla come il suo chaperon personale. E fingere di dormire/lavorare non ti salverà caro ragazzo, bello, quanto assomigli a mio nipote.

Vantaggi: se come me vivete fuori casa con lei potete fare una full immersion di atmosfera del focolare. La volpe è prodiga di consigli, attenzioni e complimenti. Certo ti chiede se “ne vuoi mangiare un po’” ogni 20 secondi ma quale nonna non lo fa?

Svantaggi: se, come mio nonno, la volpe è un campione di settimana enigmistica, la paura di sbagliare fermata, di essere sul treno in direzione opposta, che il tizio ambiguo un posto più giù le rubi la borsa, ridurranno la sua memoria ad un tenue lumicino. Quindi vi chiederà informazioni a tutto spiano e perderà il biglietto almeno 5 volte.Tutto questo tra le prime due fermate.

Punti di forza: vi lascia scegliere il posto (purché le stiate vicino) ha sempre una caramella o cioccolatino da darvi, sa qualsiasi cosa voi le chiediate (come smacchiare la lana, ad esempio. E funziona!)

Debolezze: ha vissuto una vita lunga e spesso faticosa che ha logorato il suo corpo. Perciò non sente bene (ma parla benissimo) non vede bene e deve andare spesso in bagno. Ma spesso spesso.

Citazioni: “Bella, quanto assomigli a mia nipote! Mi reggeresti/faresti/diresti questo?” “DOOOVE SIAMO?”

Le personas che ho individuato
Il momento della scelta

Il tecnologico

Decisamente maschio, fascia d’età variabile, che si sa, la passione non ha età, è alto e magro, di solito ben vestito ed equipaggiato di zaino, borsa o tracolla. Per lui il viaggio è una conferenza, una dimostrazione del potere dell’elettronica. Ha 5 dispositivi e non ha paura di usarli.

Vantaggi: se siete appassionati di tecnologia volete cambiare telefono o, come me, lavorate per favorire l’incontro tra digitale e reale, osservare il tecnologico può essere un utile momento di ricerca. Ma mantenete sempre la giusta distanza.

Svantaggi: ecco, lo sapevo. Vi siete avvicinati. Il tecnologico è avventato. Lui ha voglia, ha bisogno di parlare con voi di quanto sia potente il suo nuovo tablet, di come quell’app sui circoli di Tennis di Ravenna e provincia sia da scaricare. Anche se l’unica racchetta che sapete usare è quella da ping pong (e male). Anche se a Ravenna non ci siete mai andate. Perché non si sa mai.

Punti di forza: competente, gentile, parla molto ma sa ascoltare, coi giusti argomenti almeno.

Debolezze: scordatevi il posto vicino alle prese, la corrente è la sua unica debolezza. Ha 10 caricatori Usb ma il viaggio dura un’ora e metti che poi si scarica…

Citazioni: “Io non so cosa farei senza quest’app. Scusi le serve la presa?”

La studentessa universitaria

Giovane, donna, carina, intorno ai 22 anni.
Ha una borsa per le sue cose ed una per i libri e le loro cose. Un’avversione per i posti a quattro, una venerazione per gli evidenziatori pastello.

Vantaggi: che stia ripassando o leggendo un libro è in modalità esame dal primo giorno di corso e, al vostro minimo cenno vi coinvolgerà in una conversazione. E’ una giovane studiosa quindi non dirà scemenze. Uscirete dal treno un po’ frastornati ma con molte conoscenze in più.

Svantaggi: come i vantaggi. Solo che voi non avete voglia di parlare e la letteratura russa non vi interessa nemmeno un po’.

Punti di forza: molto rispettosa del suo spazio (come voi è pendolare e il treno è la sua seconda casa) lo lascia pulito, raccoglie tutto ciò che è per terra, saluta sempre. Vi da del Lei (o del Voi se è fuorisede) ma se siete un Cicerone dell’epoca moderna non può che farvi piacere.

Debolezze: gli esami e il carico emotivo che portano con sé. E non fatemi aggiungere altro che la sessione invernale è appena finita e devo ancora riprendermi.

Citazioni: “Non so nulla” (dopo ore di esposizione. Non ditele che non è vero, non servirà).

Etnografia dei pendolari 2.0Fonte: “Etnografia dei pendolari 2.0” di Corina Iamandi

Insomma che voi siate una pendolare, un viaggiatore occasionale o un controllore (in questo caso vi abbraccio, poveri voi) guardate bene dove e con chi vi state sedendo. Il mondo è pieno di individui e in fondo il bello dell’essere animali sociali sta anche nella nostra capacità di intessere relazioni e di scambiarci conoscenze e esperienza attraverso di esse.

Capire le persone che abbiamo di fronte e provare a caratterizzarle può essere utile per stabilire come rapportarsi con loro rendendo il viaggio (e la vita) un’esperienza più piacevole. Certo poi dovrete affrontare il riscaldamento rotto, le porte che non si aprono e le voci registrate che annunciano la fermata sbagliata ma se sarete in compagnia della persona(s) giusta l’impresa sarà più facile. In fondo anche Cesare con Bruto e Cassio…Ah, no.

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